Il difficile sprint finale verso il Bicentenario peruviano

L’ultima e unica settimana di Merino “il breve”.

Siamo a pochi mesi dal compimento, in Perù, dei duecento anni dalla sua indipendenza. Le aspettative per il “bicentenario” sono alte. Purtroppo, il Perù, durante la sua storia ha sofferto molto, e quello che è successo in queste settimane nel nostro paese, è solo un riflesso di molte problematiche che da molto tempo si “cucinano” nel nostro Stato. Accadimenti che cominciarono il proprio sviluppo già dal 2016, anno di elezioni presidenziali nel nostro paese. Un periodo, ancora non concluso, nel quale abbiamo cambiato ben quattro Presidenti della Repubblica. 

Questa, è una storia che ha molte altre narrazioni dentro. Comincia con l’elezione democratica di Pedro Pablo Kuckzinky, vittorioso al ballottaggio nel 2016 contro Keiko Fujimori del partito Fuerza Popular. Va detto che in questa occasione avvenne qualcosa senza precedenti in questo paese, Fuerza Popular, il partito di opposizione aveva molta presenza nel parlamento e si è rafforzato sempre di più. Durante il periodo nel quale PPK, il partito vincitore delle elezioni, era al comando, si ebbero ben due mozioni di sfiducia che portarono, nel secondo tentativo, alla rinuncia di PPK perché le accuse di corruzione nei suoi confronti si fecero sempre più insostenibili. Con questa rinuncia, il vicepresidente Martin Vizcarra, che in quel momento svolgeva un ruolo di rappresentanza istituzionale in Canada, assunse il comando cercando di condurre il paese fuori dalla crisi. Incredibilmente anche Vizcarra ricevette ben due mozioni di sfiducia e, nella sua prima battaglia politica nel 2019, decise di sciogliere la camera del congresso convocando nuove elezioni congressuali per il 2020, anno in cui il caos della pandemia COVID19 ci ha colpiti e tutto si è fermato nell’emergenza sanitaria più forte di sempre per il nostro paese.

La seconda sfiducia data dal partito di opposizione, come tutti sappiamo, risultò essere efficace e Vizcarra è stato costretto alla rinuncia della sua carica di Presidente con la motivazione costituzionale di “incapacità morale” per alcuni presunti illeciti. Secondo la Costituzione peruviana, in assenza di un’alta carica di Stato, come quella del vicepresidente, a prendere il posto di prima carica dello Stato (che in Perù assume il controllo anche dell’esecutivo), sarebbe stato il Presidente della Camera che in questo caso era: Manuel Merino de Lama. Una settimana, quella di Merino, che rimarrà nella storia repubblicana di questo paese. 

Sono le 10.00 del martedì 10 di Novembre, il sig. Manuel Merino assume la Presidenza del Perù, lo stesso  neo  Presidente, mercoledì 11 di novembre, designa l’avvocato Antero Flórez-Araoz come primo Ministro, il quale formerà il proprio staff il giorno successivo. Nel bel mezzo di questa crisi e cambio politico cominciano le proteste del popolo peruviano, e un primo grave accadimento di violenza avverrà proprio davanti alla porta del Parlamento peruviano, quando un giovane praticante reporter, aggredisce con un pugno a un portavoce del parlamento che stava rilasciando un’intervista. Ogni giorno che passa dal quel famoso 10 novembre, sarà un incalzare di nuove proteste e marce che non saranno solo organizzate nella capitale Lima, ma anche in tutte le province principali in Perù. La tensione e la moltitudine in protesta, porta al giovedì 12 nei pressi della Piazza San Martin ad una concentrazione molto importante e contro la nuova Presidenza della Repubblica. Merino e il suo staff, cominciano a lanciare messaggi di sfida, dichiarando che nelle proteste vi era poca gente e che per la maggior parte erano persone aizzate da alcuni politici di opposizione. Sarà questa la motivazione che porterà a sabato 14 di novembre, quando avrà luogo la seconda grande “marcia nazionale”. 

Sabato 14, dalle 11.00 della mattina si raduna il primo gruppo di protesta che partirà dal Parque Kennedy a Miraflores. L’obiettivo della marcia: arrivare, come nei giorni precedenti, alla piazza principale del centro di Lima, piazza San Martin. Noelia Chávez, sociologa e creatrice del termine “generazione del Bicentenario” afferma che il fenomeno di protesta raggiunge livelli davvero mai visti prima e che molta di questa giovane generazione rivendica il diritto costituzionale a protestare per un cambio più giusto nel panorama politico del Congresso della Repubblica. Il dato della protesta è molto forte e comprende un 37% della popolazione peruviana, considerando che anche in altre città del mondo, alcune organizzazioni di peruviani migranti organizzeranno marce nelle maggiori capitali mondiali, Londra, Monaco di Baviera, Amsterdam tra queste.  

Al cadere della notte, quando le proteste culminano in un numero impressionante di gente per le strade e piazze della città, cominciano i disturbi, i primi lacrimogeni e le prime violenze di conflitto tra la polizia e i manifestanti. Questo intervento delle forze dell’ordine, purtroppo molto repressivo, terminerà con un vero e proprio “bollettino di guerra” abbastanza terrificante per una protesta civile. Due giovani morti negli  scontri, Inti Sotelo (24 anni ) y Jack Pintado (22 anni), e molti altri giovani feriti gravemente. 

Il giorno successivo, a causa del sabato da incubo per il popolo e la politica peruviana, le autorità e i Ministri scelti dal Presidente Merino, cominciano a rinunciare alle loro cariche. Sarà allora, che il presidente della camera congressuale in carica, costringerà Manuel Merino a presentare la propria rinucia. Il lunedì successivo, il signor Francisco Sagasti, assumerà l’incarico di Presidente subentrato al già citato “Merino il breve”. Dopo le votazioni del tavolo direttivo del Congresso della Repubblica il neo eletto Sagasti giura immediatamente il giorno successivo. 

Un governo di transizione per guidare il paese a nuove elezioni il 28 Luglio 2021. Un periodo, questo, in cui abbiamo il dovere civico di informarci e interessarci alla vita pubblica perché la crisi ancora non è terminata, per questo dobbiamo augurarci che tutto vada per il meglio. 

Continueremo ad aggiornarci…

Lucas Reátegui y Ernesto Tejeda

FONTI FOTOGRAFICHE: RICCARDO SPECCHIA, CHARLES CUBAS.

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