Oltre le lezioni

Come studente, quando entro in un’aula vuota vedo molte cose; vedo due lavagne, molti tavoli, molte sedie, un proiettore e vedo anche me stesso, mentre svolgo un compito o semplicemente seduto nel mio posto mentre aspetto qualcosa. Quel qualcosa che aspetto è quello che manca in classe, e io sto parlando dell’insegnamento, che viene trasmesso dall’insegnante verso noi studenti. Il significato di essere un insegnante va oltre  il titolo in sé, è piuttosto un privilegio che non tutti possono avere, ed è per questa ragione che ho deciso di scrivere su di loro. Dopo aver parlato con i miei professori del 4 ° Liceo, ho ottenuto diversi punti di vista sull’importanza del loro lavoro.

“Qual è stata la prima cosa che hai sentito quando sei stato chiamato professore per la prima volta?” Alcuni dicevano emozione, ma tutti concordavano sopratutto sulla responsabilità, perché il professore non solo trasmette informazioni, lui è anche un modello etico verso gli studenti poiché quello che dice e opera, avrà un grande impatto sulla vita dei giovani. Prima di essere professori loro sono stati studenti, anche loro hanno sperimentato quello che oggi noi alunni sentiamo, ora sono coloro che insegnano e questo fatto fa riflettere i nostri cari maestri. Non è sufficiente spiegare a memoria quello che è il programma, non è così che funzionano le cose qui al Raimondi dove l’insegnare va oltre la lezione in sé. Quello di sui sto parlando è ciò che gli studenti non vedono oltre alla pianificazione della classe, la correzione e la restituzione dei test, ecc. La scuola non si tratta solo di arrivare all’eccellenza accademica, ma anche di aiutare a raggiungere il miglior futuro possibile di chi apprende. Come saggiamente ha detto il professor Nieri: “uno non solo insegna quello che viene assegnato dal programma, ma anche attraverso i consigli, gli studenti prendono coscienza della loro vita e dei diversi aspetti della stessa”; allo stesso modo, ogni prof. ha la propria visione di cosa significhi essere un insegnante.

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L’etimologia della parola pedagogia deriva dal greco παιδιον (paidón = bambino) e ἄγω (ágo = guidare), ossia non tanto letteralmente guidare i bambini, mentre la parola insegnante deriva da professare. Ma se analizziamo più accuratemente il suo vero significato, non ci basterebbe una semplice definizione. Essere insegnante è una professione che non finisce quando torni a casa dal lavoro. Sei responsabile della formazione culturale, intellettuale e soprattutto personale di un altro essere umano. Il potere della parola dell’insegnante è immenso e, a seconda del modo in cui viene utilizzata, può aiutare o no ad un giovane. È importante far riconoscere agli studenti i propri errori e aiutarli a prendersene cura, perché un insegnante  aiuta a crescere noi ragazzi, assieme alle loro famiglie. E non significa essere padre o madre, ma essere un tutore per la vita.

Dall’inizio della lezione, ogni insegnante fa tutto il possibile non solo per completare le argomentazioni ma anche per migliorare la capacità critica e logica dei propri studenti. Allena le loro menti, costruisce persone buone, sensibili, coerenti, oneste, positive, empatiche, e tolleranti. Per quanto possa essere difficile, la passione per l’insegnamento porta molte soddisfazioni: quelli che erano tuoi compagni all’inizio, ad un certo punto diventaranno tuoi amici.

Così come è difficile costruire una buona base per gli studenti, è anche difficile essere motivati, e ancora di più durante la pandemia. Anche se attraverso uno schermo, studenti e insegnanti passano la maggior parte del loro tempo interagendo tra loro, quindi l’entusiasmo non deve diminuire ma aumentare, per non perdere il ritmo dello studio e per poter creare legami più forti con gli studenti. Allo stesso modo, quando si ha la vocazione di insegnare, le condizioni non sono più una priorità perché il desiderio e l’atteggiamento sono magicamente gli stessi. Nelle lezioni online, agli insegnanti viene assegnata la responsabilità di eseguire la loro classe nel modo più semplice, leggero e realistico possibile. Per loro questo significa imparare nuove modalità tecnologiche che prima non conoscevano e che richiedono molta più energia, il che può rendere le loro giornate ancora più pesanti. Tuttavia, anche se ci sono giorni in cui si avverte disagio e stanchezza, questo accadeva anche durate le lezioni presenziali. La vita va avanti, le famiglie hanno continuato a vivere insieme momenti bellissimi… Perché non possiamo farlo anche noi nella scuola?

Un momento unico. per me il più prezioso, è quel tempo in cui un insegnante realizza la grandezza dell’uomo o donna che è diventato il suo allunno. Citando il professor Specchia: “Vedere la loro mente brillare, i loro occhi aprirsi, piangere e ridere ancora”, perché è quello che loro si aspettano da noi studenti. Crescere!

Averci convertito in persone pensanti, perseveranti in quello che facciamo, che sanno imparare dalle sconfitte per prepararsi alle seguenti battaglie. Questa è la ricompensa più gratificante che un professore raimondino può sentire.

In poche parole, il punto principale è proprio questo: essere riconoscente nell’avere dei docenti cosí attenti a noi e soprattutto una vita da cui apprendere continuamente.

Sono molto grato ai seguenti professori per l’aiuto fornitomi nello sviluppo della presente analisi: Barbara Carletti, Vincenzo Ursino, Willy Mendoza, Valentina Pasquale, Giacomo Potenza, Jorge Cabeza, Jose Vera-Tudela, Nicolás Nieri, Luis Jara, Patricia López, Riccardo Specchia e Barbara Degiorgi.

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