Intervista a León Trahtemberg

Mercoledì 15 settembre 2021, due delle 16 istituzioni educative abilitate a offrire lezioni semi-presenziali a Lima hanno iniziato il loro viaggio verso il ritorno più atteso dagli scolari peruviani. Gli Istituti hanno deciso di disporre due settimane di adattamento a questo nuovo modello di apprendimento, con l’approvazione della maggioranza del 97% dei genitori. Gli studenti potranno frequentare la scuola per un massimo di quattro ore per soli due giorni alla settimana.

Secondo le previsioni di MINEDU, questo consenso quasi unanime sulla necessità di tornare in classe ci offre una prospettiva ottimistica per i prossimi mesi. Nessuna delle scuole delle aree rurali e provinciali che hanno effettuato questo ritorno ha registrato infezioni da COVID-19, il che sembrerebbe un altro dato abbastanza ottimistico.

Prima che fosse concepita la possibilità di un ritorno alla presenza ‘blended‘ a Lima, il team Raimondino ha condotto un’intervista a León Trahtemberg. Quest’ultimo è stato membro della Commissione per un Accordo Nazionale per l’Istruzione del Ministero dell’Istruzione e del Consiglio Nazionale dell’Istruzione. È editorialista ed editore di articoli settimanali su temi educativi sui giornali Correo, El Tiempo, La Industria, Los Andes e mensile con la rivista Signo Educativo. È anche commentatore settimanale sull’educazione per Radio Jai de Argentina, ha pubblicato 16 libri sull’educazione peruviana ed è attualmente collaboratore del consiglio di amministrazione di “Innova Schools”, co-promotore e leader pedagogico del “Colegio Áleph” a Villa-Chorrillos. e consulente continuativo per il concorso Interbancario “Il Maestro che lascia un’impronta”.

Durante questa intervista Trahtemberg ci ha mostrato con una lente d’ingrandimento cosa significherebbe il ritorno alle lezioni miste. Le sue implicazioni e conseguenze sono state ampiamente discusse, mentre siamo stati anche avvisati di un possibile pericolo. Per Trahtemberg, le lezioni miste sarebbero più lontane di quanto MINEDU e media ci presenterebbero.

“Il contesto della presenza è un contesto diverso da quello della virtualità”, ha esordito affermando. In questo modo, ha evidenziato l’inesorabile rilevanza che la tecnologia avrebbe acquisito nell’istruzione durante questa pandemia. Ha poi proseguito rivelando con enfasi: “I genitori sono diventati testimoni dell’educazione dei figli, divenendo più critici nei confronti di un’educazione rigida, meccanica, orientata a esami, voti e controlli, senza favorire l’innovazione e l’autonomia”. Va ricordato che il nostro intervistato, essendo incaricato di dirigere l’istituzione educativa Aleph, promuove un sistema educativo alternativo allo standard peruviano, poiché è “un’educazione moderna, essenzialmente interattiva che cerca di coltivare la personalità e il potenziale di ogni bambino”. Proseguendo su questa stessa linea, Trahtemberg ha immaginato il successivo primo giorno di classi miste: “Si potrebbe organizzare un evento sportivo o un festival d’arte per far interagire i bambini e liberare un po’ le loro emozioni ed energie”.

Pur appartenendo al settore privato, il maestro non ha esitato a esprimere il proprio parere sull’operato del Ministero della Pubblica Istruzione di fronte alla situazione molto complessa del 2020: “Quello che ha fatto il Ministero della Pubblica Istruzione è cercare di produrre un’educazione faccia a faccia, come in classe ma a distanza e in uno spazio virtuale, cioè fare lo stesso che facevano quando erano nelle classi, ma cercare di trasmetterlo attraverso gli schermi”. Per poi dare il suo ultimatum: “Non funziona da nessuna parte”. Ha così espresso il suo rifiuto dell’operato del Ministero, criticando a sua volta la mancanza di organizzazione e accessibilità dei vaccini per gli insegnanti.

Dopo questa premessa, si passa alla trattazione dei decreti emanati dal Ministero della Pubblica Istruzione (è possibile accedere ai decreti più recenti cliccando qui). Grazie alla promessa dell’attuale ministro Juan Cadillo, che ha assicurato che la priorità era il ritorno alle classi, molti di noi hanno rianimato l’ottimismo di tornare a una modalità mista. Per il 7 agosto, in occasione di una conferenza stampa, il ministro ha presentato i seguenti dati: 4167 scuole delle aree rurali sono state abilitate alla modalità mista, mentre con la prima dose sono stati vaccinati 354.849 insegnanti, assistenti e operatori del settore educativo .

Con un atteggiamento di speranza, più mezzi di informazione hanno deciso di cantare vittoria, tuttavia, tutto sembra indicare che questo ottimismo sia stato prematuro e male informato. Trahtemberg ha espresso il suo sgomento riguardo i titoli dei giornali: “Bisogna stare attenti alle cose che si dicono come se fossero una realtà di massa, la realtà concreta è che oggi le scuole non possono nemmeno aprire per offrire i loro campi sportivi o cortili per accogliere gli studenti in piccoli gruppi per incontrarsi e ricrearsi, dopo aver adottato tutte le misure di sicurezza».

Alla fine è arrivata la domanda che avevamo sulla punta della lingua: è possibile che in questo ritorno alla presenza siano comprese anche le aree urbane? Lo studioso in campo educativo ha condiviso le seguenti informazioni desunte da dati ufficiali del Ministero della Pubblica Istruzione:

• Tasso di mortalità inferiore a 4/100.000

• Casi positivi inferiori a 20

• Posti letto ospedalieri in provincia meno dell’80%

• Casi positivi inferiori al 10%

• Tasso di mortalità tra gli infetti verificati inferiore all’1%

I requisiti per tornare alle lezioni miste in una scuola in una determinata località sono descritti qui, recentemente aggiornati per includere l’obbligo di vaccinazione del personale. “È impossibile rispettare queste misure nelle aree urbane più densamente popolate”, ha risposto con applaudita onestà, concludendo così la nostra intervista.

Oggi, nella nostra stessa istituzione, cominciano a manifestarsi i primi segnali di un ritorno. La scuola italiana Antonio Raimondi ha svolto un’indagine che ha valutato un possibile ritorno all’istituto a svolgere attività fisica, sportiva e ricreativa. Nonostante cominci a nascere l’illusione di un ritorno anche nelle nostre aule, è inevitabile non ricordare le parole del nostro intervistato. Un noto detto ci dice “in caso di maltempo, buona faccia” ed è che tutto sembra indicare che il nostro ritorno alle lezioni sarà molto graduale.

Occorre allora porsi un’ultima domanda: l’educazione è limitata a uno spazio fisico?

Se abbiamo imparato qualcosa in questo periodo, è che il piacere di imparare un nuovo argomento, la diligenza dello studente che prende un bel voto, le battute di quel compagno di classe estroverso e le distrazioni di quel compagno di classe poco diligente si verificano sia in un modalità faccia a faccia che virtuale.

Impariamo a valorizzare le opportunità che riceviamo e ad apprezzare che domani, a prescindere da un’aula fisica o virtuale, torneremo a lezione.

Paula Suarez

Traduzioni a cura di: Gian Maria Curcio

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