Intervista: vice ministro della salute

Lo scorso Martedì, 21 settembre, la popolazione dai 23 a 24 anni ha aderito al processo di vaccinazione grazie all’arrivo e alla nuova disponibilità di vaccini sul territorio peruviano. Con sorpresa di molti che pensavano che questo processo avrebbe richiesto più tempo del previsto, la vaccinazione e la sua nuova campagna ministeriale, Vacunafest, sta progredendo di giorno in giorno. Per raccontarci un po’ come procediamo in questa corsa contro il COVID-19 e altre malattie, Gustavo Rosellvice ministro della salute, ci ha concesso un’intervista e ha chiarito tutti i nostri dubbi.

Cominciando dal colloquio, è importante chiarire che il vice ministro ha attraversato diversi passaggi per quanto riguarda l’esecutivo e ha sottolineato che ogni direzione ha i propri obiettivi e che lui e il suo team hanno il compito principale di ascoltare le linee guida dei diversi governi in successione, implementandoli. Prima dello scorso 28 luglio, l’esecutivo aveva l’obiettivo di vaccinare 4,5 milioni di peruviani, soprattutto quelli sopra i 60 anni di etá, ma grazie al duro lavoro ne sono stati vaccinati 4,8 milioni. Alla data del colloquio gentilmente concesso alla redazione, erano già stati vaccinati 8,2 milioni, il che significa che in parte stavano procedendo molto velocemente, dice Rosell, grazie alla decisione del Ministro della Salute, che ha ritenuto conveniente mantenere mantenere le stesse squadre tecniche della passata legislatura che, per ovvie ragioni, ha moltissima esperienza in quelle che sono le procedure per uscire da questa tremendo stato emergenziale. Il viceministro, ha immediatamente anche affermato di aver iniziato con le rispettive procedure in modo che i vaccini potessero arrivare più rapidamente.

È opportuno precisare il ruolo effettivo che il dott. Rosell ricopre come viceministro nel quadro giurisdizionale peruviano, poiché i vice ministri assumono una funzione di cerniera tra la parte politica e quella tecnica, e che sia lui che il suo team hanno il compito di modulare i processi per soddisfare gli obiettivi del governo. Ha affermato: “In questo caso i viceministri sono un po’ più tecnici che politici, in realtà non siamo molto politici. L’importante è lavorare nello Stato, da dirigente pubblico, con obiettivi che definiscano l’orizzonte e permettano di realizzare le politiche sanitarie previste”.

Continuando sul tema Rosell ha provato a spiegare e dissipare i dubbi in merito ai rapporti con l’estero e gli effettivi contatti per ricevere piú vaccini: “il viceministro del ministero degli Esteri, Luis Enrique Chávez è il responsabile per il reperimento dei vaccini, il quale é sempre in costante coordinamento con il nostro ministero. Il cancelliere peruviano, ovviamente,  ha un ruolo di grande appoggio ma chi fa il lavoro piú tecnico-operativo, siamo noi dello staff e non i politici”.

Per quanto riguarda il campo educativo, il viceministro ha chiarito l’operato del MINSA: dal ministero forniscono assistenza tecnica per la preparazione dei manuali che servono al MINEDU per l’attuazione delle misure di prevenzione rivolte a docenti, personale amministrativo e soprattutto studenti.

“Avanzeremo rapidamente con la vaccinazione degli insegnanti, dovremmo finire questo mese con tutti gli insegnanti, sia nelle aree rurali che urbane”.

Passando al tema della possibile e quasi confermata terza ondata, ha commentato che così come in tutti i paesi che ci circondano fosse giunta senza tregua, si sta facendo di tutto per accelerare la vaccinazione al fine di rispettare le capacità e le misure restrittive che consentono di andare attenuando l’impatto di questa. Ha anche aggiunto: “Stiamo avendo più settimane di casi in calo rispetto alla prima ondata, il che va bene ma dobbiamo ancora continuare e approfondire le misure di prevenzione”.

Sin dal 2019, quando il dottor Rosell era viceministro, il Perú stava leggermente mostrando segni di miglioramento sanitario nel pubblico. Gli indicatori di salute mostravano che: l’anemia era diminuita, la copertura vaccinale e il tasso di mortalità materna e infantile migliorarono. “Con la pandemia si è chiuso parte di questo ciclo positivo e causando varie battute d’arresto in tutto ciò che era stato messo in atto, ora stiamo cercando di recuperare, comprendendo ovviamente che siamo ancora in un momento difficile, soprattutto per la mancanza di risorse. Non è un segreto che l’economia non sia migliorata, quindi dovremo utilizzare correttamente le risorse di cui disponiamo per poter almeno assistere le persone che hanno urgente bisogno di cure a qualsiasi livello”.

Riguardo alla questione dei posti di lavoro che riguardano la pubblica Sanitá, ci ha detto che dal 6 settembre le diverse squadre del MINSA hanno iniziato a recarsi nelle diverse direzioni sanitarie regionali per: dare continuità al personale. È da lì che iniziamo, se non trattiamo adeguatamente i nostri professionisti, non avremo le persone giuste per compiere questo difficile lavoro”. In secondo luogo, il team avrebbe anche iniziato ad analizzare il divario nelle forniture necessarie per gestire una possibile terza ondata, compresa la disponibilità di ossigeno, farmaci e concentratori.

Primo livello significa principalmente lavoro di comunità, si crede che le postazioni di emergenza in allestimento siano mini ospedali e non è così. Sono per prevenire le malattie e promuovere la salute, evitare anemia nei bambini, scarse vaccinazioni, ecc… A parte la pandemia dobbiamo soprattutto prevenire le malattie di sempre”.

Una delle patologie più trascurate grazie alla pandemia è stato il cancro e il dottor Rosell ci ha raccontato cosa sta facendo da viceministro. Rigurdo alla legge sul cancro: “Dobbiamo lavorare dalle basi di questo, dalla prevenzione e avvicinare alla cura le persone. E’ necessario che il MINSA e l’EsSalud lavorino in coordinamento, che si possa risolvere con l’opportuna e tempestiva eliminazione della malattia. Abbiamo una legge da attuare, stiamo lavorando con l’INEN (Istituto Nazionale Malattie Neoplastiche) e l’IRENEs (Istituto Regionale Malattie Neoplastiche) che dobbiamo rafforzare”.

Per chiudere abbiamo chiesto al viceministro come era stata e continua ad essere la sua esperienza in carica e lui ci ha detto: “Ho avuto due fasi, una in cui ho iniziato a lavorare in una regione dove ho fatto lavoro sul campo ed è per questo che ho preso il COVID. Così sono stato ricoverato per un po’ e lì ho conosciuto la terapia intensiva, dove sono rimasto per 3 giorni e appena uscito sono stato invitato ad occupare il posto di vice ministro. Così mi sono messo a disposizione del Paese”.

Racconta che quando è arrivato in sede ministeriale, non c’erano né il piano né gli strumenti per affrontare la pandemia ma che con tutti gli sforzi e insieme al gruppo di lavoro sono riusciti a raggiungere gli obiettivi prefissati e: “La soddisfazione più grande è che vediamo sempre meno persone in terapia intensiva e più che svolgono le loro attività”.

Il Raimondino ringrazia il viceministro per l’intervista e soprattutto per il suo duro lavoro durante tutta la pandemia, riuscendo, tra alti e bassi, a remare contro il COVID-19 e molte altre malattie. Sebbene abbiamo perso molto, molte persone coraggiose e dedite al lavoro come il Dr. Rosell sono riuscite a far sì che molti di noi recuperino la speranza di tornare alla “normale quotidianitá”.

Katherine Munive

Traduzioni a cura di: Gian Maria Curcio

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